Il dettato del colore

"I colori assumono forme incerte e fiabesche in cui il limite tra l'ansia della liberazione cromatica in  e il barlume di una forma riconoscibile resta come sospeso (...)

Ma è soprattutto nel gusto delle varianti che si scoprono alcuni meccanismi segreti della creatività dell'artista: linee salienti, forte senso della verticalità, senso espanso della superficie, il concetto stesso dell'incontro-scontro tra le forme che ora assumono un duro aspetto meccanico come altrettanti ingranaggi, ora si compenetrano l'uno nell'altra riproponendo in segni essenziali quel senso di ecumenismo figurativo più volte incontrato nel percorso della pittrice"

(Claudio Strinati) 

Astrazione

Colori, forme e ombre dell'inconscio 

Senza mai abbandonare la figurazione, negli anni '50, Valeria Costa inizia ad orientarsi verso  l’astrattismo. In una prima fase, negli anni del dopo-guerra, è soprattuto l'astrazione segnica caratterizzata da una decisa strutturazione compositiva a prevalere. Ma già dall'inizio degli anni 60 e nei decenni a seguire è l'importanza del gesto, ripetuto e spontaneo, che segue la ragione dell'istinto o meglio dell'inconscio con un approccio automatista che richiama quello surrealista, a caratterizzare tutta la sua produzione astratta. Sarà proprio questa tendenza che porterà la Costa tra la fine degli anni 70 e gli anni 80 a seguire le forme emerse dall’inconscio primordiale lasciando i colori accesi degli anni pop per seguire le suggestioni di segni, forme, colori ed evocazioni tribali. 

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