Un'introduzione alla  collezione

 

La collezione del fondo Valeria Costa Piccinini è costituita da oltre 3000 documenti e opere tra dipinti, disegni, bozzetti di scenografie e costumi teatrali, diari di viaggio e fotografie realizzate dall'artista nell'arco di oltre 60 anni. Un corpus importante che racchiude la quasi totalità della produzione di Valeria Costa, che la famiglia ha recentemente riacquistato tramite il fondo appositamente istituito.

Come scrisse la storica dell'arte Paola Watts: "Le opere di Valeria Costa hanno il dono dell'astoricità, rivendendole nel tempo non si potrà mai identificarne il periodo, e non solo perché l'artista non vuole datarle, ma perché esse sono realmente atemporali. Colui che le osserva dovrà riconoscere in esse i cicli della vita stessa, perenni e immutabili. Nella loro profonda coerenza, dal momento che taluni disequilibri sono invece parte integrante della metafora insita nell'opera di Valeria Costa, esse parleranno a lungo di una maniera di fare arte insolita e di grande onestà.

Malgrado la difficoltà nell'identificare i periodi dell'artista in assenza di datazioni è possibile tuttavia individuare diversi filoni espressivi e narrativi che si sono avvicendati e molto più spesso sovrapposti nel corso dei decenni.  La collezione rappresenta tutti i generi con cui la Costa si è cimentata per quasi sette decadi testimoniando le molteplici influenze di cui si è nutrita: dalla figurazione realista degli anni 30 e 40  ispirata dalla nuova oggettività tedesca e dal realismo magico italiano, a quella neo-espressionista che adotta già dalla fine degli anni 60; dall'astrattismo informale a quello geometrico, passando attraverso la fascinazione per il surrealismo.  

Le Vicende Espositive

Poche sono state le occasioni per conoscere dal vivo le opere di Valeria Costa durante la sua vita. La prima mostra collettiva a cui l'artista prese parte e di cui abbiamo documentazione è la terza edizione della Quadriennale di Roma, nel 1939, dove partecipò  con il dipinto "Ritratto di Carla" (1938). L'opera che oggi si trova presumibilmente in una collezione privata, testimonia tutta la sua vicinanza con la Scuola Romana e, come fa notare il critico Fabrizio d'Amico,  una certa fascinazione per la Neue Sachlichkeit tedesca. L'inizio della seconda guerra mondiale interrompe la sua carriera espositiva.  

Dopo la fine del conflitto iniziò a lavorare con il fratello Orazio e il suo impegno a teatro prevalse su quello puramente pittorico per circa vent'anni. La pittura rimase quasi un esercizio privato per l'artista, in un tempo in cui per una donna era ancora molto difficile riuscire ad essere rappresentata e a trovare un proprio spazio. Valeria Costa tornò ad esporre solo molti anni dopo.

Tra le mostre personali più significative ricordiamo: la personale al Complesso Monumentale di San Michele a Ripa nella primavera del 1992 a cui seguì un ciclo di quattro personali introno alla metà degli anni '90 presso la galleria Trimarchi Arte Contemporanea di Bologna; la grande retrospettiva al Complesso del Vittoriano nel 2002 a cui fa eco la personale alla Galleria L'Ariete di Bologna lo stesso anno. ​Per sopperire a questa mancanza la famiglia dell'artista ha recentemente deciso di creare un fondo che possa supportare la valorizzazione e l'esposizione del lavoro di Valeria Costa in Italia e nel mondo affinchè questo importante lascito non vada dimenticato.

 

Gli anni della nuova oggettività  

La prima produzione dell'artista, che inizia introno alla metà degli anni 30 è caratterizzata da uno stile ‘oggettivo’ che risente fortemente dell’influenza della Neue Sachlichkeit tedesca, ma anche del realismo magico italiano e della scuola romana ...

Umano, troppo umano...

l'esperienza 

neo-espressionista

All'inizio degli anni '60, la Costa si orienta verso un recupero delle attitudini espressioniste che meglio riescono ad esprimere la complessità e la profondità del suo universo interiore. Guardare a ritroso nel tempo verso le avanguardie storiche appare per l'artista più funzionale all'espressione della sua visione del mondo come luogo ancora pieno di contraddizioni e sofferenza (...)

Il dettato del colore

Valeria Costa e l'Astrattismo

Senza mai abbandonare la figurazione, negli anni '50, Valeria Costa inizia ad orientarsi verso  l’astrattismo (...)

Le seduzioni del fantastico:

la produzione neo-surrealista

Realizzati per lo più tra la seconda metà degli anni '70 e l'inizio degli anni '90, spesso seguendo la tecnica dell'automatismo surrealista, questi disegni fanno parte di una serie di opere in cui l'artista riproduce sogni e incubi dalla sua mente inconscia, incluse immagini e creature della mitologia greco-romana. Arpie, Parcae, Ciclopi sono solo alcune delle figure fantastiche che appaiono in questa serie di opere. 

Un foglio di carta bianco

 ritratti, paesaggi, illustrazioni 

"Avere un foglio di carta bianca appresso è stato per me sempre la mia forza, una finestra aperta sulla libertà"

Valeria Costa

Il teatro

"Tra i tuoi disegni che amo tutti, qualcuno mi sembra rivelare non un rimpianto del teatro, ma una idealizzazione di quello che avremmo sognato divenisse"

Orazio Costa in una lettera alla sorella Valeria

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